Mi chiamo Ronk Billac e qua a Todi nessuno si fa i ctz sui. E poi spiego il perché.
Ma prima un chiarimento col Vannini e si fa anche subito. Sul fatto che mi ha censurato l’ultimo articolo. Ora io potevo fare benissimo due cose, di cui la prima era quella di scrivere per un altro blog. Visto com’è, ormai sono famosetto e qualcuno che mi ricovera a sparlare lo si sarebbe trovato.
Mi ha fermato una riflessione: niente di acuto, niente a che vedere con i ragionamenti di Serafini (Antonio), il XXXXXXXXXXXXXXX, ma una cosuccia alla buona che più o meno suona così: in fondo il Vanni tutta quella robaccia che ho scritto su di lui, poi l’ha fatta passare. Quindi non era giusto lasciarlo in braghe di tela (anche se mi dicono che non è affatto male).
Secondo poi: potevo far finta di niente. Ma tutte quelle X messe da un altro per uno come me che vive di pane e libertà (anche di vino e companatico che non sono niente male ) erano come le lapidi di tante bare per le mie parole.
Quindi non avevo più storie, finita la ciccia? Mai sottovalutare il Ronk. Io l’ho fatto più volte e me ne sono regolarmente pentito. Stavolta nò, perché nella testa, mentre scilipotavo, mi si è accesa una meteora, una lampara, una Consolazione e mi son detto e mi son chiesto: se la censura è fatta da altri è giusto che io non l’accetti, ma se me la faccio da solo come faccio a non accettarla? E che faccio, mi denuncio? Mi aborro? Mi diversifico? Mi faccio venire lo spread? Via, siamo seri, è ed era l’uovo di Colombo: Io scrivo un po’ di ganzate, poi mi critico, mi insulto e le cancello. Così, magari, le riempono chi mi legge e vengon fuori anche delle cosine intriganti.
Torniamo a bomba, allo sport nazionale di Todi che non è il calcio ma il farsi i catz degli altri. Anche io in questi giorni sui miei tatuaggi ( la mia pelle è come quella del leopardo caro al Bersani ) ho provato il chiacchiericcio della Città.
Dicono in Piazza Garibaldi con malcelato orgoglio: il Ronk è di sinistra, infatti la mattina c’ha Repubblica sotto le ascelle, il pomeriggio se lo passa tra supermercati a bassissimo costo e biblioteche e la sera gira per sagre in canotta infradito e regolare stecchino interdentale. Ma che significa? Ma che cianciate? La canottiera la porto perché sudo come un porcospino senza aculei nel deserto dei tartari, la Repubblica perché c’ha la cronaca di Roma dove c’hò avuto l’unica fidanzata accreditata, le sagre perché si spende poco e i supermercati per via dell’aria condizionata che col ctz che compro qualcosa.
E le biblioteche? Beccato! E’ vero leggo tanto e di tutto, i libri che buttano via, le pubblicità, le cronache sportive, il meglio del meglio. Solo dinanzi agli annunci lavorativi metto gli occhiali scuri e faccio finta di niente, perché non si sa mai. Comunque lo debbo ammettere, ero di sinistra, lo sono stato anche se ora non ricordo bene il perché. Ma mi manca.
No, ha detto VasaVasa (chi è VasaVasa? E’ un esponente politico che bacia tutti ma proprio tutti a destra, a sinistra, in alto in basso fino ai pali della luce. Detto anche l’Untore perché quando c’ha l’influenza lui, lungo il Corso e un si salva nessuno ) a Cappuccini: il Ronk è di destra anzi di una certa destra, quella tanto per intenderci del popolo, quella che vuole gente vera al comando, insomma tutti meno che gli attuali Consiglieri Comunali, magari anche giovani magari anche un po’ ingenuotti ma che almeno non sono bolliti.
Tanto è vero che prende per il culo sempre quei cinque. Intanto non è tutto vero perché uno di loro è, sempre politicamente parlando, Dio me ne scampi e liberi, quasi presentabile (dichiaro a scanso di equivoci che l’aggettivo è assolutamente fortuito ) e poi, insomma, ma come si fa a non sorridere di quelli là? Stanno lì dall’altra parte di dove stavano ieri e fingono che è la prima volta, davanti si mandano baci e dietro le spalle messaggi al veleno e così via dicendo facendo.
E poi finiamola, non è vero che odio la destra. Anzi mi manca. Almeno non tutta. Di certo mi manca quella coerente con i propri ideali; quella, tanto per fare un esempio che dice che non tiene alle poltrone e che, per una questione di principio non solo è pronta a dimettersi ma si dimette proprio! Dicono sempre a Piazza Garibaldi: non esistono, non ci sono più, scomparsi come le mezze stagioni, i golfini d’angora e i Caroselli e chi più ne ha più ne metta e non andiamo tanto per il sottile.
Invece ci sono eccome, hanno un nome e un cognome, si chiamano Pordenoni e Alvi (il Gianluca ) e gli dovrebbero fare un monumento i camerati. Perché?!?!
E che ve la racconto così, in due righe e su due piedi? E’ troppo bella e importante per liquidarla in mezza frasetta.
A la prochène. Dopotutto domani è un altro turno.